La bellezza nell'ingegneria


Una prima idea del valore simbolico del prodigio meccanico appare forse nel XV secolo in Marsilio Ficino, e Leonardo, quando disegna i suoi meccanismi, dedica alla loro rappresentazione lo stesso amore e lo stesso gusto che riserva alla rappresentazione di volti e corpi umani o a elementi del mondo vegetale.

La macchina leonardesca si compiace di mostrare le proprie articolazioni, come se fosse una cosa animale e la sua bellezza sta nella sua fisicità, poichè dotata di un'intrinseca bellezza.

Con la rivoluzione industriale la bellezza non è più una questione personale, ma inizia a porsi come uno dei pilastri su cui si fonda la stessa economia capitalistica mediante il sistema dei consumi, del design e della produzione industriale.
Attraverso incontri ravvicinati con le macchine  si può comprendere come la bellezza dell'oggetto industriale nasca dal confronto con la Natura nel momento in cui la forma va a confrontarsi con la velocità. il godimento estetico ci coglie nel momento in cui la macchina si mette in moto.


Per questo si è radicato nella storia il mito della macchina. Tramite l’uso della tecnica l'uomo ha cercato di migliorare il quotidiano e il suo operato diventa degno di encomio. La bellezza dell'ingegneria risiede nel desiderio di contemplare i limiti per poi scavalcarli, seguendo l'ondata futurista che pone cieca fiducia nelle possibilità umane. La velocità, tanto celebrata dai futuristi, diventa quindi volontà da parte dell'ingegnere di intuire il problema e risolverlo.

Protesi artificiale per arti inferiori


Ponte Hong Kong-Zhuhai-Macao








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